Canone Rai: Perchè è Illegittimo

In attesa che arrivino le norme definitive sul canone rai 2016, per capire chi, come e quando pagarlo eliminando tutti i dubbi ancora irrisolti, si moltiplicano le opinioni e i pareri secondo cui la tassa televisiva sarebbe un balzello illecito e dunque impugnabile, nonostante in passato la Corte Costituzionale si sia già espressa in passato a riguardo confermandone la liceità.

Canone Illegittimo

Imposta possesso televisore: i problemi saranno risolti

Questa l’affermazione rilasciata dal presidente della Rai Monica Maggioni; intervistata su Radio 24, ha fatto sapere che il ritardo sulla pubblicazione del decreto attuativo sul Canone rai non comprometterà in nessun caso la data prevista per il pagamento, fissata a luglio.

Nel frattempo le polemiche sul tema non accennano a placarsi e si fanno ancora più incessanti dopo che da più fronti arrivano ipotesi di impugnazione davanti ad un Giudice, da parte dei consumatori sempre più intenzionati ad affermare davanti alla magistratura l’illegittimità della tassa più odiata dagli italiani.

Illiceità del Canone Rai

Se il canone Rai è una tassa e e non una tariffa per un servizio, come ha sancito la Cassazione, appare però una sorta di tassa espropriativa, semplicemente perchè, pagando 100 euro all’anno per un apparecchio televisivo, equivale, nel giro di pochi anni, ad aver sborsato un importo il cui valore supera di molto quello del bene tassato.

Altro punto: giacchè il canone è un’imposta e non una tariffa, sarebbe illegale esigerne il pagamento attraverso una bolletta il cui scopo è quello di coprire il costo di un servizio divisibile.

In caso contrario, i Comuni potrebbero adottare lo stesso metodo per chiedere ad esempio il pagamento dell’imposta municipale unica, motivando tale scelta con la necessità di scongiurare l’evasione.

Inoltre sarebbe inadeguato obbligare i contribuenti alla disdetta canone rai sotto la propria responsabilità.

Questo perchè le attuali leggi italiane in vigore non prevedono sanzioni penali per mancata dichiarazione Irpef fino alla soglia di 50 mila euro.

Dunque per rivolgersi ad un magistrato sarebbe sufficiente, al momento dell’addebito delle prime rate del canone nella bolletta di luglio, detrarre una trentina di euro in meno rispetto alla somma richiesta e allegare una dichiarazione di non essere interessato al servizio Rai, essendo questo un servizio divisibile, e affermando di essere intenzionati a farsi criptare il segnale.

A quel punto l’amministrazione manderà un avviso di accertamento che potrà essere impugnato davanti alla Commissione tributaria anche attraverso un ricorso collettivo che permetterebbe di abbattere i costi del giudizio.

Si tratterebbe quindi di una sorta di class action tributaria (recentemente legittimata dalla Cassazione) e una volta avviato il giudizio si potrà anche sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta.

Ad affermarlo  Luca Antonini, professore di diritto costituzionale all’Università di Padova, in un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul settimanale Panorama, anche se ormai da più fronti la via da intraprendere sembra essere quella appena spiegata per porre uno stop definitivo al pagamento di una tassa che ogni anno solleva polveroni e proteste.

Dello stesso parere anche l’Avvocato tributarista Luigi Piccarozzi, che ha fatto sapere di avere già pronti un centinaio di ricorsi per dar vita ad una Class Action.

Nel frattempo l’associazione di consumatori Altroconsumo sta continuando a portare avanti una petizione per chiederne l’abolizione tramite una serie di riforme che contemplano ad esempio, la privatizzazione di tutte le reti nazionali, lasciandone libere solamente una.

Così facendo, da una parte le casse statali potrebbero rimpinguarsi con la vendita dei canali, e allo stesso tempo con un solo canale pubblico si abbatterebbero i costi di gestione e si potrebbero offrire ai telespettatori programmi più indipendenti, informativi e magari privi di spot pubblicitari.




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